Osvaldo Peruzzi nasce a Milano il 25 maggio 1907 da Guido Peruzzi e Melania Rinaldi, in una famiglia di maestri vetrai originaria di Colle Val d’Elsa. La famiglia si era trasferita nel capoluogo lombardo alla fine dell’Ottocento per lavorare presso la vetreria Boschi.Nel 1908 il nonno materno, Arnolfo Rinaldi, fonda a Livorno una vetreria destinata a restare attiva fino ai primi anni Settanta; la famiglia si stabilisce così definitivamente nella città toscana. Qui Peruzzi frequenta la scuola elementare Enrico Mayer e manifesta precocemente un forte interesse per il disegno e la pittura. Prosegue gli studi all’Istituto tecnico industriale, conseguendo il diploma nel 1924. Ricorderà sempre l’infanzia e l’adolescenza livornesi come un periodo sereno.Nel 1924 si iscrive alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. L’esperienza milanese rappresenta una svolta decisiva: si appassiona al jazz e al cinema americano e, da autodidatta, sviluppa un linguaggio pittorico vicino alle ricerche futuriste. Nel 1928, presso la Galleria Pesaro, conosce Bruno Munari, Fortunato Depero e Cesare Andreoni. L’anno successivo incontra Filippo Tommaso Marinetti, figura determinante per il suo avvicinamento al Futurismo. Dal 1929 intrattiene inoltre una fitta corrispondenza con Armando Silvestri, realizzando una serie di cartoline illustrate che costituiscono i suoi esordi artistici.Nel novembre 1931 tiene la sua prima mostra personale alla Sala Taveggia di Milano, presentando tredici pastelli ispirati al cinema e alla musica jazz: l’esposizione gli vale la stima di Marinetti e l’ingresso ufficiale nel movimento futurista.Nel 1932 si laurea in Ingegneria e rientra a Livorno per collaborare alla gestione della vetreria di famiglia, senza abbandonare l’attività artistica. Partecipa a numerose mostre collettive, consolidando la propria presenza nel panorama futurista. Nel 1933 prende parte a Omaggio futurista a Umberto Boccioni alla Galleria Pesaro e alla rassegna di Palazzo Ferroni a Firenze, inserendosi nel gruppo toscano accanto a Tato, Thayaht e Marisa Mori. È inoltre presente alla Prima mostra nazionale d’arte futurista di Roma e a una significativa collettiva a Livorno.Nel 1934 partecipa alla XIX Biennale di Venezia nella sezione futurista curata da Marinetti e alle mostre internazionali di aeropittura ad Amburgo e a Nizza (Hotel Negresco). In questi anni collabora alle riviste La città nuova e Stile futurista, contribuendo alla diffusione teorica del movimento.Nel 1937 rappresenta l’Italia all’Exposition Internationale des Arts et Techniques dans la Vie Moderne di Parigi. Partecipa inoltre alla XXII Biennale di Venezia (1938) e alla III Quadriennale di Roma (1939). Nel 1938 sposa Irma Ricci, compagna di tutta la vita; l’anno successivo nasce la figlia Stella. La sua pittura si concentra su aerovisioni, dinamismi urbani e sintesi geometriche, in dialogo anche con l’astrattismo lombardo.Richiamato alle armi nel 1940, continua a dipingere nonostante le difficoltà. Nel 1941 elabora il manifesto Plastica della essenza individuale, in cui definisce i concetti di simultaneità, compenetrazione, splendore geometrico e colore. Nel 1942 partecipa alla III Mostra del Sindacato Nazionale di Belle Arti di Milano e alla XXIII Biennale di Venezia.Dopo la campagna nordafricana viene catturato a Hammamet nel maggio 1943 e deportato negli Stati Uniti, nel campo di prigionia di Weingarten (Missouri). Qui organizza un piccolo studio e tiene due mostre personali tra il 1943 e il 1944; nel 1945 espone al Rotary Club di Bonne Terre. Durante la prigionia apprende della morte di Marinetti, evento che lo segna profondamente. Rientra in Italia nel settembre 1945, trovando Livorno devastata dai bombardamenti e il proprio studio distrutto.Nel dopoguerra, mentre il Futurismo attraversa una fase di oblio critico, Peruzzi continua a dipingere ed esporre. Nel 1947 nasce la seconda figlia, Maria Cristina. Tiene una personale alla Galleria Giraldi di Livorno (1952) e partecipa alla Quadriennale di Roma (1955). I suoi lavori sviluppano temi legati al cantiere, alla vetreria, alle infrastrutture e all’energia industriale, interpretati in chiave dinamica e geometrica.Nel 1962 è presente alla collettiva 40 futuristi alla Galleria Tonnelli di Milano; nel 1967 aderisce al manifesto Futurismo-oggi, promosso da Enzo Benedetto, riaffermando la vitalità del movimento.Nel 1981 Marzio Pinottini pubblica Peruzzi futurista (Scheiwiller), prima monografia dedicata all’artista. Dal 1983 Peruzzi collabora con Massimo Duranti, che cura diverse mostre e la monografia Osvaldo Peruzzi, l’ultimo futurista. Nel 1988 Enrico Crispolti organizza una grande antologica a Livorno, contribuendo alla riscoperta critica dell’artista.Negli anni Novanta, nonostante l’aggravarsi dei problemi alla vista, continua a dipingere accentuando l’interiorizzazione del segno e una pittura più materica. Nel 1997 dona il proprio archivio alla Fondazione Primo Conti di Fiesole. Nel 2001 partecipa alla mostra Futurismo 1909-1944 al Palazzo delle Esposizioni di Roma.Muore a Livorno il 30 dicembre 2004.
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