Le sue opere iniziali propendono per il realismo, tra suggerimenti impressionisti e soluzioni novecentesche. Ma già dal 1924 Donghi rivela un suo mondo personale, invaso da una luce fissa e assorta, quotidiano nelle apparenze ma risolto nella dimensione del "realismo magico" teorizzato da Bontempelli. Dopo il 1930 la vena "candida" della pittura di Donghi si accentua fino alla sua scomparsa, nel 1963.
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